Pubblicato su Facebok il 09/04/2022

INTERVALLO

Oggi mi sto prendendo una felice pausa da tutte le attività. Sono circa le 10:30 , e la mia mise è ancora il pigiama, la barba incolta, debbo ancora fare la doccia.

Questi recenti mesi sono stati molto impegnativi: si sono verificati diversi eventi che hanno richiesto la mia massima attenzione, e prevedo che il periodo impegnativo durerà ancora un bel po’.

Ma quello che mi fa specie è come io riesca a passare momenti non facili con apparente nonchalance.

Debbo sicuramente molto all’appoggio di mia moglie, e mi considero fortunato perché le difficoltà, invece di dividerci, ci uniscono ancora di più.

Considero che la vecchiaia sia una stagione meravigliosa della vita, una stagione dove si è più che mai se stessi, dove ci si può permettere di mostrarsi fragili e, al tempo stesso, sentirsi ancora giovani, dove si fa fatica a salire e scendere dall’auto e tuttavia i pensieri sono chiari e si può godere, assaporando pienamente, ciò che la vita ha ancora da offrire – pur con tutte le limitazioni che la malattia cronica, progressiva ed irreversibile, costringe ad accettare.

E mi viene da tracciare un parallelo con l’infanzia, dove non sapevo niente della vita, e godevo dell’amore delle persone che avevo vicino.

Una delle dimensioni che mi hanno aiutato di più è stata quella che comprende la fantasia e la creatività, che sono stati il tratto saliente della mia vita.

L’orizzonte che mi si prospetta di fronte non è liscio come l’olio, tuttavia mi sento felice per la sorte che il destino mi ha riservato e nella quale l’ influsso femminile ha avuto una notevole importanza.

Già! E vedo racchiuse in mia moglie quelle qualità che mi sono state offerte. Come posso non amare una persona simile, a cui ho promesso che non lascerò mai sola, almeno non prima del tempo dovuto.

La malattia “picchia”? E io devo picchiare più forte di lei, per offrire a mia moglie il meglio di me stesso.

E, quando la sera ci stendiamo a letto, i nostri volti si girano l’uno verso l’altro, i nostri sguardi s’incrociano in un scintillio di complicità, le nostre labbra sorridono per poi unirsi in un bacio d’amore reciproco, le nostre mani si cercano sotto le coperte per poi trovarsi e stringersi in un patto che ha il sapore dell’eternità, ecco che ci addormentiamo sereni, nel rispetto dei ritmo circadiano.

E, prima di addormentarmi pienamente, un ultimo pensiero affiora alla mia mente: è meglio morire avendo vissuto pienamente, che vivere essendo già morti dentro.

Evviva alla vita e alle gioie che ci può sempre dare.

Serenità

Graziano

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